martedì 5 gennaio 2016

L'Epifania 2016 (chiusura delle festività Natalizie 2015).

Come ogni anno per usanza familiare in questa giornata si festeggiano i più piccoli con regalini dolciumi e la classica calza piena di leccornie.
Ma in questa festa anche noi non bimbi, ma solo di età, ci adeguiamo!
Sfruttiamo il momento per le migliori degustazioni, non solo enoiche.
Per la parte dedicata al Dio Bacco abbiamo deciso di avere vome filo conduttore il nostro vitigno da uve rosse rappresentativo del territoro, l'Aglianico.
Vino n.1 Concarosso riserva con il classico "tianiello e chianchiere" pippiato a dovere (casseruola con i migliori pezzi succulenti di carne) cioè braciola alla napoletana (con prezzemolo pepe e sale pinoli e uva passa) pezzo di coperta di manzo e salsiccia di maiale, il tutto in sugo di pomodoro.
Abbinato a Concarosso Riserva 2006 dell'Azienda Poderi Foglia del quale parleremo in seguito.
Il vino blend tra Aglianico ed elegantissimo Pallagrello Nero.


Poi carne alla brace con filo conduttore il maiale tra costolette salsicce e tracchie, abbinate ad un Aglianico del Taburno Arces di Domenico Pulcino (Azienda Torre dei Chiusi) 14% di Alcool ed Annata 2006. 100% Aglianico del Taburno all'epoca DOC ed oggi DOCG.


Per chiudere con formaggi di Pecora e Capra ed aromatizzati al tartufo il vino che non esiste più il Palenio di Alepa (azienda dell'amica Paola Riccio) blend tra Aglianico e Cabernet annata 2008 e 14,5 gradi alcolici.


Per iniziare e chiudere bollicine di Prosecco, abbinate ai più disparati antipasti natalizi, e Moscato, abbinate ai dolci natalizi.

La chiusura del pasto devoluta al Moro del Toscano, sigaro di indiscussa qualita ed alla grappa selezione metodo soleras barricata della Segnana ottimo digestivo ed abbinamento al più regale degli stortignaccoli.


Il tutto di gran valore affettivo perché legato a tutti i familiari che hanno gradito.

P.S. seguiranno tutte le schede degustative dei nettari che hanno allietato questa chiusura feste natalizie del 2015.

Salvatore LANDOLFO


domenica 3 gennaio 2016

Beaujolais Nouveau - Altro che Novello

Il Beaujolais Nouveau nasce in Francia come il nostro Novello (sinceramente non so e non mi interessa saperlo quale sia nato prima) ma come per altre denominazioni francesi è fortemente sostenuto dalla legislazione che prevede che la totalità del vino sia ottenuto da macerazione carbonica e l'uva utilizzata sia solo tipologia Gamay (uva ben predisposta per macerare con insufflazione di anidride carbonica) che ben si presta, grazie alla sua sottile buccia a questo tipo di macerazione.
Di seguito riportiamo il previsto metodo:
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Beaujolais_nouveau

In Italia, come per molti altri disciplinari, previsto c'è sempre l'escamotage consentito dalla legge, nel caso del novello si può utilizzare qualsiasi uva a bacca rossa e nell'assemblaggio del vino si può utilizzare fino al 65% di vino non a macerazione carbonica e di annate differenti. A voi le deduzioni!


Comunque il vino degustato del millesimo 2015 (non poteva essere altrimenti) importato in Italia dalla Meregalli (www.meregalli.com) ed acquistato presso l'enoteca più fornita della provincia di Caserta "Enoteca Il Torchio" (ma qui sono sicuramente di parte, sono miei amici), prezzo al pubblico 8,5€.

http://www.iltorchioenoteca.it

Beaujolais Villages - Nouveau
Appellation Controleè
George Deboeuf
13,5% di Alcool

Degustazione:
Vista: vino purpureo che si incrementa verso l'unghia, di indiscussa vivacità, carico ed intenso di colorazione.
Al naso freschezza percettibilissima con floreale e fruttato appena partoriti dalla natura, selvatici e di sottobosco, ed a chiudere il corollario uno speziato fresco!
In Bocca vivacissimo con freschezza e lieve  sapidità a farla da padroni si chiude con una nota alcolica che allunga il passo chiaramente percettibile in deglutizione.
Retrogusto che in parte conferma ciò che è stato percepito al naso ed in bocca.
Vino "facile" da abbinare a piatti semplici autunnali con funghi, zucca o castagne.

Salvatore LANDOLFO.

sabato 2 gennaio 2016

Parallelo 41

Il nome di questo vino nasce dal parallelo, indicato col numero 41, su cui si trovano le due città di Alghero e Barcellona. Le due città profondamente legate dalla storia, dagli usi locali, dalla lingua catalana che tuttora testimonia una cultura a lungo condivisa.
L'origine di questo vino si ha grazie a uve Torbato, che i catalani portarono in Alghero e che Sella & Mosca ha preservato da sicura estinzione, in blend  con uve Sauvignon, coltivate su leggeri suoli sabbiosi di formazione eolica e calcarei ottenute da antiche deposizioni di fossili marini.
Il vino assaggiato è del millesimo 2013.
 

Il vino alla vista con un giallo dorato vivo e intenso che invoglia al sorso.
Con profumi intensi e variegati, che donano complessità e pienezza, con sentori dolci di miele di fiori di acacia e con sentori floreali di ginestra. 
Al Gusto morbido e ricco, riempie la bocca e nel contempo persistente, con sensazioni calde e richiami a fiori e frutta esotici retrogusto che conferma e amplifica piacevolmente i sentori gustativi ed olfattivi.
Ottimo compagno di pasti succulenti di base non con eccessivi condimenti tipo l'Aragosta alla Catalana o addirittura iil più corposo dolce di territorio la sarda  Sebadas.

Salvatore LANDOLFO 

venerdì 1 gennaio 2016

La strenna di natale 2015


Quest'anno come spesso successo, negli anni precedenti, i colleghi mi hanno chiesto di attivarmi per la strenna natalizia. Ho creato un po di problemi, come altre volte, perchè non molto avvezzo alla forma ma molto al contenuto! Già altre volte mi ero impegnato affinche gli amici ed i colleghi potessero mettere sulla tavola il meglio. Sulle nostre tavole si sono alternati nel corso degli anni i vini di Gerardo (Cantine Astroni) o quelli di Tony (Bianchini Rossetti) e come quest'anno quelli di Raffaele (Vadiaperti o Traerte) come quasi sempre la perla dei distillati del Sud con Paolo (distilleria artigianale Antonellis) e per questo volevo ringraziare gli amici di sempre produttori con il cuore che ancora permettono di farmi fare bellissime figure! Grazie ......














Grazie a chi ha prodotto e chi ha consumato!

BUON 2016

Salvatore LANDOLFO

martedì 22 dicembre 2015

Aperitivo Natale 2015

Il Circolo come ogni anno ormai da un decennio si riunisce per il classico Aperitivo Natalizio per scambiarsi gli auguri per l'imminente festività.


Quest'anno senza essere blasfemi festeggieremo anche un'altra nascita quella della Vineria-Birreria-Enoteca-Gastronomia de "I frat ind'o vin" dove ci incontreremo a partire dalle 11,00 fino a pomeriggio inoltrato, quasi sera (circa le 18,00) per poi recarci ad i nostri focolari per il classico cenone in famiglia.


Sorprese a go-go, anticipazioni?
Ieri sera la "sorella ind'o vin" mi ha confidenzialmente confessato che Marco (il fratello con tanti capelli) ha già messo a "spugnare" il baccalà ed a preparare i classici condimenti per la scarola di Natale.



Il filo conduttore sarà quello della nostra tradizione Casertana che a livello culinario attinge da quella Partenopea tra cibi e vini della tradizione.

Saremmo lieti di brindare con tutti coloro che in questi anni hanno fatto parte del Circolo in maniera attiva e con tutti i professionisti che si sono avvicendati ad i nostri tavoli di degustazione e anche da chi amico, anche se astemio, o semplicemente curioso, siamo aperti a tutto e a tutti.



Per chi volesse far parte fisicamente del nostro augurio ci vedremmo: 
Vineria I frat ind'o vin passaggio AC Marvasi 6,8 Caserta (adiacente al Comune di Caserta tra P.zza Vanvitelli e P.zza Ruggiero) Vigilia di Natale 24/12/2015 dalle ore 11,00 fino a sera.

Il Circolo della Degustazione
I frat ind'o vin
Salvatore LANDOLFO

Clos de Haut 2013

Clos de Haut Fiano DOCG nasce nel 2013 e probabilmente per la scomparsa del suo padre biologico (Antoine Gaita) non avrà più il seguito disegnato.

                 (Foto da web liquida.it)

È un vino che nasce dopo la bocciatura alla DOCG dell'unico all'epoca Fiano prodotto da sempre dall'Azienda il "Vigna della Congregazione" che per anni ci ha regalato perle degustative e personalmente mi ha fatto innamorare del Fiano.

Come dicevamo la 2012 è stata un'annata nella quale Antoine aveva iniziato a sperimentare nuova vinificazione partendo da uve con trattamenti biologici e che proseguivano in cantina con vinificazioni che avevano per protagonisti lieviti endogeni e non esogeni come per la maggior parte dei vini accade. 

       (Foto Web Campaniastories.it)

Il Vigna della Congregazione di quell'annata (la 2012) per i suoi sentori ritenuti dalla commissione, non da Fiano, portarono alla bocciatura che mi fa conservare, con maggiore avidità, un esemplare in cantina, gelosamente, anche perché regalato dal produttore stesso.


Ebbi la fortuna a Winefredane 2014 allo stand  Toscano, dove Antoine si soffermava sempre con piacere, e dove ero con gli Amici Paola De Stefano e Alessandro Schiavone, di avere una lezione privata e personale sulle sue particolari intenzioni su questo vino nate prima della bocciatura a DOCG del Vigna della Congregazione 2012. Dare qualcosa di intrinseco al vigneto al vino Fiano e che solo questo potente vitigno possa offrire. In parole povere identità di Territorio.

              (Foto lucianopignataro.it)

Il vino probabilmente non sarà gradito agli enofighetti che inizieranno ad elencare le puzzette che si percepiranno ma io posso dirvi che la materia è tanta e anche di qualità e non lo dico in memoria di tutti i bei momenti enoici trascorsi con Antoine e con i suoi vini.
Poi mi piace riportare una teoria di un altro amico Enologo, Gerardo, che da sempre si batte per la salubrità del vino che non deve essere un optional ma la base di progetto di ogni vino, e qui la base salubre è pienamente percettibile.

La degustazione di questo vino mi riporta alla mente i racconti sui mercanti dell'est con le loro bellissime stoffe di cashmere che avevano bisogno di esser lavorate da sapienti mani e per questo vendute in Europa.



Degustando
Occhio opulento carico giallo dorato lento nel bicchiere di corpo.
Al naso con sentori "lattici" cha da scuole associative denotano "difetto" ma il lattico per me non sgradevole da curiosità capire il perché. Non è un sentore di chimica aggiunta ma un sentore selvaggio da capire da interpretare intrigante che spinge al sorso.
In bocca gustoso, casereccio, rustico come dicevo di cashmere che carezza il palato ma allo stesso tempo da far lavorare con un buon cibo rotondo, apprezzabile retrogusto balsamico dai profumi garbati.
Abbinamenti casalinghi con zuppe di vegetali arricchite da carni, con una bella frittata di patate o con una castagna del prete, la sua acidità e la sua alcolicità che genera dolcezza di sicuro impatto. E per terminare un abbinamento che tanto aggradava Antoine con un buon sigaro Caraibico non troppo stagionato.
Di sicuro Antoine con questo vino voleva dare un segno di rispetto per una delle migliori uve di tutta l'ampelografia mondiale.
Qualcosa che viene celata anche dal nome "Clos de Haut" dato allo stesso vino che significa che le peculiarità di questa uva e di questo vino sono di non facile scoperta ma davvero pregne di emozioni.
L'articolo "scritto dallo stomaco", altra teoria di Gerardo, ha tralasciato dei particolari suggeriti dalla moglie di Antoine ed attuale Patron unitamente ai figli dell'Azienda di seguito riportati:
Volevo solo precisare una cosa, il fiano "Clos d'Haut" e il fiano "La Congregazione" sono due fiano diversi. "La Congregazione" uscì come tale per la bocciatura della docg. L'uva è comunque dalla Vigna della Congregazione che essendo una vigna registrata come docg non si poteva mettere la dicitura "Vigna della Congregazione"quindi Antoine ed io avevamo deciso di chiamarla semplicemente "La Congregazione". Il "Clos d'Haut" invece sono uve di altre vigne sempre nostre che sono situate sempre a Montefredane sullo stesso versante della Vigna della Congregazione ma più in alto e cioè a 500mt. rispetto alla Vigna della Congregazione 430 mt. Pubblica pure l'articolo. Ritengo che sia un bel omaggio al mio Antoine....lui sempre sorridente che aveva sempre un bicchiere in una mano e un bel sigaro nel l'altra. GRAZIE.
Aggiungo che sono commosso.
Ciao Antoine e grazie per quello che ci hai lasciato.

Salvatore LANDOLFO

venerdì 18 dicembre 2015

Il Comandante (Maremma Toscana IGT) 2004-05

Agli albori del Circolo l'Azienda Basile (Toscana), insieme a Carbone (Basilicata) e a Bricco del Cucù (Piemonte), fu, e tutt'oggi è, una delle piccole grandi aziende esterne al nostro territorio (Campania) sulla quale si soffermò la nostra attenzione.
Viti coltivate su un terreno rubato all'edificazione e alla vita moderna, dove ora ci sono rigogliosi vigneti, ci raccontava tempo fa Giovanbattista, il terreno era destinato ad ospitare una discarica. Questo per noi è stato un ulteriore elemento per valorizzare i prodotti ottenuti in queste terre.
Stasera da I Frat ind'o vin in "formazione rimaneggiata" abbiamo deciso di saggiare questa mini verticale, 2 annate del vino "base" Il Comandante IGT millesimo 2004 e 2005.
È da premettere che non siamo amanti dei vitigni internazionali coltivati al di fuori dei territori vocati, perchè li troviamo usurpatori della dignità autoctona che ogni territorio deve avere (ne riparleremo in "separata sede"!).


Degustando:
Comandante Basile (Montecucco) Maremma Toscana IGT 2004-2005 Blend Sangiovese e Merlot passaggio di un anno in piccole botti

Comandante 2004
Degustazione:
Appena aperto il Merlot la fa da padrone al naso ma anche al colore ed in bocca, fortunatamente il sentore scema e rimane il corpo.
Occhio: Vino opulento ma vivace, Corposo nella caduta nel bicchiere impenetrabile ma che lascerà sicuramente degli ottimi sentori olfattivi e gustativi. 

Naso: intrigante pulito denota giá la sua acidità conferitagli dal Sangiovese. Piacevole che invita al sorso ed evolve nel tempo.

Bocca: Austero, sferzante acidità per un vino di 11 anni, tannino che morde ma non disturba bocca piena di corpo ma agile

Bellissima evoluzione nel bicchiere sentori olfattivi di cacao e caffè che restano anche al retrolfatto.


Questa bottiglia già dall'apertura risulta essere un po meno fortunata della precedente. Per come ci preannunciava il produttore un po penalizzata dal tappo.
Comunque vino criptico chiuso.
Comandante 2005
Degustazione:
Occhio:
Rispetto al precedente ancora meno penetrabile ma anche meno vivace.
Naso:
All'apertura con qualche sentore di riduzione che però scompare col passare del tempo in bicchiere.
Bocca: con meno "asperità" del precedente più rotondo anche se con mezzo grado in più (14,5).
Alla fine il 2005 resta ottimo compagno del pasto in precedenza riportato in foto.
Tutte le incongruenze dimostrate all'apertura si addolciscono con la permanenza nel bicchiere.


Riporto di seguito lo scambio email avuto con Giovan Battista prima della degustazione:
Ciao Buongiorno, stasera con molta probabilità con 2 amici apriremo Comandante 2004 e 2005. Vi faccio sapere come è andata. Saluti
Ciao,
grazie per la tua mail!
Purtroppo su quelle annate i tappi non hanno tenuto così a  lungo. Per cui l'andamento è altalenante da bottiglia a bottiglia
Se hai annate  dal 2006 (avendo anche cambiato tappi) in poi invece troverai un vino sorprendente!
Buona degustazione!
Giovan Battista
Ciao,
ho capito, ti dico solo che sono state conservate bene, nella mia cantina inclinate a 75 gradi, spero che stasera non ci deludano. Se tutto ok pubblicherò un post sul nostro blog e ti invio il link.

Grazie ed a presto




Dalle impressioni avute il vino è stato conservato bene ma ciò che di sicuro ha concesso di goderne dopo 2 lustri è la sua indiscutibile ottima fattura!

Luciano LOMBARDI
Carmine GUIDA
Salvatore LANDOLFO

Per ulteriori info sull'Azienda:
http://www.basilessa.it