venerdì 17 gennaio 2014

Vigneti, Uliveti e la scure delle Energie Rinnovabili

Girovagando su uno dei più famosi Social Network mi sono imbattuto in questo post: " Di ritorno dalla battaglia per la difesa delle vigne che amo più di me stessa... A voi che cercate di distruggere la mia terra dico:<<dimenticatevi Manduria perché per mettere una pala eolica ed estirpare le nostre vigne dovrete passare sul mio cadavere>> ... Non esiste somma di danaro che possa essere scambiata con i sogni!!" . Colei che ha condiviso questo "stato" è la compagna di vita di uno dei più famosi produttori di Primitivo di Manduria. 

Pale Eoliche tra le colture


Interpellata in chat mi ha spiegato che questa è una battaglia che è cominciata a dicembre del 2012. Mi spiega che nel Comune di Erchie hanno già fatto un massacro e devono essere fermati! Vigne estirpate, olivi secolari e macchia mediterranea distrutti, stradine e vicinali trasformati in autostrade inutilizzate, oltre ai meravigliosi ed inimitabili muretti a secco distrutti.


Muretto a secco a protezione degli ulivi


Ormai basta andar in giro nella nostra stupenda penisola per vedere parecchi di questi scempi, intere colture estirpate per far posto a pannelli solari, pale eoliche ed altri impianti alimentati ad energia pulita, che non risulta poi così pulita se si pensa che per far posto a questi dispositivi per ottenere incentivi e sicuri introiti si danneggia la natura e si attenta la vivibilità dei luoghi. 


Salvatore LANDOLFO

lunedì 13 gennaio 2014

Sigaro Toscano "Soldati" abbinato a Marsala Secco metodo Soleras 5 anni azienda S.Pellegrino.


Le degustazioni più significative sono quelle che lasciano un segno indelebile nella nostra memoria, o meglio ancora, quelle che riesumano qualcosa che per anni è rimasto nascosto nell'incoscio.
L'abbinamento di oggi ha riportato alla memoria i miei prozii, che all'epoca di quando io ero un pargoletto, mi inebriavano coi loro profumi fatti di tabacco arrotolato e di vino "vecchio" (ottenuto da uve surmature fatto decantare con "avanzi" di lavorazione dei liquori).




Il Soldati dal "puff" vellutato dona alla bocca una particolare setosita e la rende pronta ad accogliere un qualcosa di non troppo stucchevole, dolce ma con buona acidità, con asperità e lieve alcolicità, sapido e intenso ma non "coprente".
Il Marsala Secco metodo Soleras di San Pellegrino accompagna la "dolce" fumata del Soldati senza togliere nulla alla sua esile ma gentile corposità e a quella "dolcezza" che lo rende unico nel suo genere.



Tutta la fumata ha un ottimo compagno in questo vino liquoroso ottenuto dal metodo soleras che pone nella stessa bottiglia vini di varie annate fatti riposare in botti scolme e che abbinato al nostro sigaro lascia una bocca vellutata e un retrogusto "terragno" fatto di tabacchi dolci essicati al sole e di uva appassita.


Salvatore LANDOLFO

giovedì 9 gennaio 2014

Master of wine

Master of Wine
ormai ogni Associazione del vino, e non solo, ne ha istituito uno, o più di uno.
Chi cura la parte amministrazione e vendita quindi la gestione monetaria, chi la comunicazione, chi il posizionamento sui mercati esteri e chi più ne ha più ne metta.
Ma l'origine della materia prima chi la cura?
Gli Egizi, e non solo, ci hanno insegnato che una piramide per stare su è per sfidare il tempo deve avere una solida base.

Se la materia prima, l'uva proveniente dalla vite e di conseguenza dalla terra, tutti elementi base della piramide vino, come successo negli ultimi decenni sono l'ultimo pensiero per chi opera nel settore e soprattutto per le Associazioni di consumatori edonisti vuol dire che non si ha effettivamente a cuore la salubrità dell'oggetto del desiderio.
Non ho ancora sentito parlare di Master istituiti con gli Istituti di Agraria o con le Università di settore.
Sembra che il dialogo Istituzioni, Didattica, Produttori, Consumatori che le Associazioni vogliono mostrare di creare e gestire per il momento riguardi solo la parte economica.




Salvatore LANDOLFO

martedì 7 gennaio 2014

Taurasi - Vigna Macchia dei Goti - 2003

Taurasi - Vigna Macchia dei Goti - 2003 - Cantine Antonio CAGGIANO.
..... nell'aria sbuffi di cioccolato fondente ....... frutti di bosco essiccati .... ma da dove proviene questo potpourri ?.... chiedono i commensali mentre decantavo questo vino .......Vigna Macchia dei Goti 2003 di Antonio CAGGIANO .....
Un regalo fatto alla mia "sorellina"e a mio cognato prima che si sposassero (2007) e restituito con interesse  oggi (2014)  a tavola è  stato assoluto protagonista .... abbinato a qualsiasi cibo avesse struttura e succulenza, dal brasato ad un pecorino stagionato al ciccolato. Impressionante alla vista dal rubino compatto vivace con un unghia leggermente mattonata ma che non digradava quindi non cedeva alla vista.

Taurasi Vigna Macchia dei Goti - 2003

Naso formidabile floreale di rosa appassita, sottobosco, fruttato di frutti di bosco, mora, ribes, sorba, speziato di pepe nero e cioccolato, leggero etereo di chiusura. In bocca un apoteosi, prima la  conferma di ciò che si era avvertito al naso con una lunga persistenza un vino che definirei "orizzontale" che si espandeva al palato soddisfacendone ogni angolo e regalando sensazioni si austere ma di gran piacere.
L'ultimo goccio è stato abbinato alla solita nostra fumata lenta, stavolta il connubio di indubbia valenza è avvenuto con un Toscano Antica Tradizione.


Retroetichetta


Salvatore LANDOLFO

domenica 5 gennaio 2014

Scusate il ritardo

..... scusate il ritardo ..... sono ormai due mesi che per vari motivi non accedevo  al "nostro" blog.
Di appunti in questi 2 mesi ne ho presi tanti e penso che un po alla volta (smartphone permettendo) li condividerò su questo spazio. Per ora volevo solo segnalarvi che tra un po rioartiranno le attività del "Circolo" e di Winevent ..... a proposito proprio stamane si parlava in chat con Angelo Peretti ( www.internetgourmet ) di un evento su "il vinino" da tenersi a breve ......

A presto

Salvatore LANDOLFO

giovedì 7 novembre 2013

dal castagno alla vite



Leggendo un articolo pubblicato da Slowfood Taburno e Valle Caudina, mi incuriosisco nell’apprendere  di un  laboratorio sul vino nel bel mezzo della sagra della castagna. Il laboratorio si intitola “ Il castagno dalla terra al bicchiere”. Bello! …penso, ed anche …bravi a coloro che hanno saputo individuare un punto di congiunzione fra la castagna – frutto ed il castagno -  legno che trova impiego nella  lavorazione di un altro frutto: l’uva da cui si ottiene il buon “succo”:  vino ….  è  lo stravagante pensiero che ho formulato.  Partecipo!

C’è un bel borgo: “Vennerici”, uno dei più alti del comune di Vitulano, siamo alle pendici del monte Camposauro, territorio ricco di castagni secolari in provincia di Benevento, nonché nell’areale della Docg Taburno. C’è un importante enologo di fama internazionale: Maurizio De Simone e ci sono gli amici “di bicchiere”, alcuni attesi, altri incontrati per caso. C’è la castagna,  protagonista del periodo e delle varie  preparazioni culinarie. Ci sono i vini nel Vicolo del Sommelier con gli  addetti ai lavori e poi c’è lei: l’aria, quella buona, buona perchè salubre e buona perchè cheta, è un ”aria” che ci fa bene, ne colgo il beneficio e lo vedo sui volti ilari e beati degli amici intorno. Ogni tanto qualche raffica di venticello frizzantino ci ricorda che siamo a Novembre, ed  anche questo è giusto!
Comincia il laboratorio:
  Maurizio De Simone ci racconta di una varietà a bacca bianca: il Bellone, allevato in piccoli appezzamenti sparsi nei territori di Gianola, Formia e Sperlonga , di proprietà dell’ azienda Terre Delle Ginestre a Spigno Saturnia (LT) da cui … il vino Lentisco. Nel 2000 comincia la sua collaborazione con l’azienda, per i primi 2 anni produce un vino che non gli dà i risultati sperati. Poi, l’intuizione e la svolta! Decide di vinificare in recipienti di castagno e di affinare il vino a contatto con lo stesso legno in botte grande. Si impegna di persona nel recupero dei recipienti interfacciando direttamente con il bottaio, anzi, fà un lavoro che inizia dall’albero, affinchè vengano selezionate le doghe da utilizzare specificamente per le botti, evitando il rischio che le stesse vengano fatte con i legni destinati ai mobili, come spesso accade.
Il bellone è una varietà tendenzialmente molto ossidativa, vinificarlo in un legno così altamente permeabile lo espone ad un grosso rischio;  c’è però in fase di fermentazione una forza protettiva che fa da scudo, ed è l’azione dei lieviti di “mangiare” l’ ossigeno. Nonostante ciò , Maurizio ci confida che ha estratto un mosto color mogano! A questo punto, penso che sarebbe stato davvero bello assistere a questa vinificazione!
Due sono le annate in degustazione:
Lentisco 2010 : un vino giovane ma già godibile, non tanto generoso nei profumi, sorso importante con rilascio di  una bella persistenza salina. Non percepisco nessun indizio che mi faccia pensare al passaggio in legno, ne tanto meno penserei che potesse essere un vino di lunghissima evoluzione.
Lentisco 2007: è tutta un’altra cosa,  il vino al naso dona odori di spezie e lievi note iodate. Al sorso invade il cavo orale e lo stimola con il suo pizzicore,  inducendo la salivazione.  E’ un vino di grande energia, lungo in sapori e sapidità, per niente stanco.
 Voltiamo pagina e passiamo ad un'altra storia , quella dell’ Impeto Aglianico Igt Torre Del Pagus.
Assaggiamo l’annata 2008: …  è semplicemente BUONO! All’olfatto regala dei bei sentori di sottobosco, si percepiscono i funghi, poi le spezie, il cacao , la liquerizia. In bocca è sì, ruvido al palato, ma al tempo stesso, persiste il succoso…ad evitarne la secchezza di bocca. La beva è davvero piacevole, è pronto è armonico, non lunghissimo e non pesante nonostante la sua gradazione alcolica di 14,5%vol.
  Vinificato anch’esso in contenitore di castagno ma senza  fare affinamento nella stessa tipologia di legno, da qui l’esigenza, ci dice Maurizio, di adoperare un recipiente che consenta tanto passaggio di ossigeno. Altra caratteristica dell’ Impeto è  quella di essere  vinificato senza diraspare. Il raspo si sa, per l’elevato contenuto di tannini, potrebbe conferire al vino spiacevoli caratteri di ruvidità ma… l’ingengno di Maurizio di adoperare una “macchina pigiatrice” alquanto sgangherata che non abbia la forza di lacerare il raspo, risolve il problema.  La macchina infatti consente al raspo di finire nel tino denudato dagli acini ed integro della sua parte vegetale.
Di seguito sono riportate alcune foto del “marchingegno”in questione che  rendono l’idea molto meglio di qualsiasi mia spiegazione.
Le foto sono state scattate da me personalmente l’anno scorso in occasione della “Festa dell’Impeto”, una ricorrenza annuale che l’azienda Torre Del Pagus propone a coloro che desiderano vedere e toccare con mano questa affascinante tecnica di vinificazione dall’ antico sapore.


Chiudiamo il laboratorio in dolcezza degustando l’ultimo dei lavori di Maurizio De Simone, sempre dell’ azienda Torre del Pagus,  la Barbera Solfree (senza solfiti)  accompagnata a due varianti di dolci alle castagne.
…tutto molto bello, pulito e giusto…come vuole Slowfood e non solo …

Lucia Cioffi
 



venerdì 1 novembre 2013

La teoria del .... "Vinino"

Il Vinino, termine coniato dal blogger enogastronomico Angelo Peretti del seguitissimo blog Internet Gourmet (www.internetgourmet.it) è un termine che si addice tantissimo al nostro Circolo.
Infatti la nostra ricerca parte ed arriva proprio a quei vini che pur non facendo parte del "blasone" offrono ai nostri sensi emozioni alla pari, ed alcune volte anche superiori, a quelli che ne fanno parte.
Anche questa è una di quelle regole non scritte, delle quali in questi giorni se ne è parlato tantissimo, che appartengono al nostro gruppo e per le quali ci battiamo per l'esistenza dello stesso.
Il nostro "Circolo" non ha statuto ne è costola Associativa (tanto è vero che ha componenti di tutte le Associazioni Enogastronomiche e non).
A seguire il link dove si parla dell'argomento "Vinino" e si citano anche chi ne scrive, come e nato e a quali prodotti si rivolge: http://www.internetgourmet.it/2013/10/vinino-volte-ritorna.html.

Salvatore LANDOLFO